La gita

3 febbraio 2014 - Una Risposta

Eravamo in cinque, fra cui tu, forse Cristina e io. Gli altri non so chi fossero. Avevamo preso la macchina per ucciderci: l’idea era di andare in un posto che tu conoscevi per schiantarci, ma il viaggio era lunghetto.

A un certo punto dovevano anche prendere tipo un traghetto anzi un treno (lo so che è assurdo il treno se eravamo in auto, amen) e sull’orario c’era scritto 21.15. Noi eravamo arrivati fai conto quattro cinque minuti prima, solo che il traghetto treno era già partito, allora ci siamo imbestialiti con la signorina dei biglietti, la quale tutta spigolosa ci ha letto le condizioni generali del contratto che dicevano “fra le 21 e le 21.30, orientativamente alle 21.15”, e noi abbiamo detto sì va be’ ma che cazzo vuol dire orientativamente, allora non scrivete niente. Comunque poi abbiamo preso il traghetto treno successivo e il viaggio è ripartito.

Salivamo, verso boschi e montagne, e ad un certo punto ai bordi della strada, parallele ad essa, correvano due pareti di grossi tronchi di alberi accatastati in ordine era una specie di canyon e in macchina tutti quelli che non conoscevano la strada, come me, hanno detto ooooh, che meraviglia! Io ho anche fatto una battuta, ho detto “ve’ che cazzo di guard rail” ma non ha riso nessuno, non certo perché le mie battute non facciano ridere ma perché a tutti è venuto in mente che la sicurezza stradale non era in cima ai nostri pensieri. Infatti tu, che eri seduta accanto a me, sul sedile posteriore, al centro, hai detto “quando sbatteremo io mi rovineró tutta in questo punto, vedi?, sterno, polso e braccio”.

Allora io ho pensato a quali parti mi sarei rovinato io, mi sono immaginato l’incidente in concreto, l’impatto, mi è venuta una paura terribile a pensare a noi che gridiamo e voliamo da tutte le parti, a decine di metri l’uno dall’altro. E mi sono detto che no, non mi volevo uccidere, per lo meno non in quel momento e in quel modo. Solo che mi sono anche detto, oh cazzo, ma si può? Non è che gli altri se la prendono a morte se ora mi ritiro? Non è che, per dire, c’era un patto tutti o nessuno e ora rovino il suicidio a quattro brave persone? Mi stavo ponendo queste domande quando mi sono svegliato.

Pizza e…

3 settembre 2013 - Leave a Response

L’altro giorno ero sull’Aurelia e sono passato accanto a un posto che si chiama “Pizza e…”.

Sono convinto che il proprietario si odia per aver dato quel nome al suo locale. Lui per me era un pizzaiolo per bene, voleva solo aprire la sua pizzeria con le due lire messe da parte e darle un nome normale, non so Bella Napoli, Da Vito, Marechiaro. Lui pensava, apro la Pizzeria Da Vito, poi le cose iniziano a girare, sistemo casa per me e Svetlana, facciamo un bambino, mi prendo l’Audi. Farò la pizza migliore della Maremma e tutti verranno alla Pizzeria Da Vito; anzi sai cosa, ho altre idee, tipo un corso da pizzaioli, verranno i turisti inglesi e tedeschi a fare i corsi per imparare a fare la pizza e me la passerò bene. Lui pensava così.

E invece dev’essere stato qualcun altro a suggerire l’idea del nome. Tipo Svetlana, anzi più probabilmente il geometra che gli ha rifatto il locale e che aveva velleità nel campo della comunicazione. Sua l’idea del bagno con le piastrelle di ardesia, così come quella degli stucchi dorati nella sala principale, sua l’idea del sito internet della pizzeria, commissionato a un amico del geometra stesso; sua soprattutto l’idea del nome coi puntini di sospensione, che evoca chissà che cosa oltre alla pizza e che nelle intenzioni del geometra avrebbe rappresentato il trampolino glam verso una clientela più sofisticata, e il riscatto della pizzeria sull’Aurelia. Il geometra aveva insistito molto con il pizzaiolo, e alla fine lo aveva convinto. Più o meno.

Adesso il pizzaiolo maledice quel nome e maledice se stesso per essersi fatto più o meno convincere. Quando dice il nome della pizzeria la gente non capisce mai. Suona il telefono della pizzeria e lui magari è di fretta e deve rispondere “sì pronto, pizza eeee…”, e deve farlo con la voce ammiccante e il sorriso furbetto, per rendere bene l’idea dei puntini di sospensione. Se no che cosa li abbiamo messi a fare, i puntini. Solo che lui non ne ha voglia e la voce ammiccante la fa in modo svogliato e la gente non capisce, pensa che in realtà stia parlando con qualcun altro, o che sia arrabbiato, e quindi si ammutolisce e a volte mette giù. Oppure ci sono i camerieri, che quando rispondono non ci provano nemmeno a fare la voce ammiccante, dicono “sì pronto, pizza è”, oppure “sì pronto, pizza eh”, e anche quello è un problema, perché in molti sulle pagine gialle o su internet cercano “Pizza eh” e non lo trovano.

Per questo, più che per la crisi, gli affari gli vanno così così. Il bagno con le piastrelle di ardesia è un casino da pulire e l’impresa di pulizie infatti lo lascia sempre sporco, gli stucchi si sono impregnati di un forte odore di cipolla, il sito internet è una cosa che ti si apre la pagina e parte una musica lounge odiosa, e appena clicchi su una qualsiasi delle voci compare il cartello giallo e nero che dice pagina in costruzione, con l’operaio stilizzato che lavora. Soprattutto, nessuno ha ancora capito che altro serva quel posto di così speciale oltre alla pizza. Lasciamo perdere poi i corsi da pizzaiolo per turisti stranieri (peccato però, per me era una buona idea).

Come se non bastasse Svetlana si vuole separare, mentre il geometra è sparito e nessuna sa più dove sia, pare che abbia fatto dei pasticci con una roba di poker online. Il pizzaiolo non si chiama Vito, ma è convinto che se la pizzeria si fosse chiamata Da Vito tutto questo non sarebbe successo. E un po’ lo penso anche io.

Dopo tanto tempo

4 febbraio 2012 - Leave a Response

– come stai?
– raffreddato
– no, io intendevo..
– appunto, raffreddato.

Copernico

30 agosto 2009 - Leave a Response

A: ma infatti a volte penso che il tuo amico non abbia scelto male

Io: cioè?

A: cioè andare a vivere a [segue il nome di una città straniera nota per il caviale e la Piazza di un certo colore] e frequentare tutte quelle ragazze..

Io: sì va be’ ma

A: ..dicevo tutte quelle ragazze che paghi perché poi se ne vadano

Io: ma non è proprio così, non le paghi perché se ne vadano, le paghi perché loro vengano da te

A: ah, dici che è quello?

Io: no?

A: per me le paghi perché se ne vadano

Io: uh

A: sì è così, il denaro serve a quello

Io: strano, quelle che frequento io spariscono gratis.

La seratina

23 aprile 2009 - Leave a Response

Questa sera lei e io siamo usciti e siamo andati in un locale carino a piedi. Non c’era molta gente quindi ce lo siamo goduto: abbiamo mangiato qualcosa, poi sai, due chiacchiere con l’oste che fa sempre il brillante con lei, ma non sono geloso, un po’ di musica, qualche coccola. Ad una certa ora abbiamo salutato e siamo tornati a casa. Lungo la strada lei ha fatto la popò e io l’ho raccolta con un giornale e buttata nel cassonetto, poi una volta a casa le ho riempito la ciotola dell’acqua. Siamo stati proprio bene.

Primo post

6 febbraio 2009 - Leave a Response

Sono Eddie Shoestring, detective privato. No non è vero, scherzavo.